La classe scomposta

La classe scomposta

Tante volte si dice che per la scuola è necessaria una rivoluzione copernicana che punti all’acquisizione di competenze e non di sole informazioni. Meno aneddoti, date e poesie imparate a memoria e non capite; più analisi, ricerca e tempo per riflettere.

Già prima dell’avvento del digitale nelle aule e nelle case, insegnanti illuminati offrirono esempi di classi all’avanguardia dove banchi e cattedre sparivano per lasciare spazio alla ricerca e al piacere della domanda come atto maieutico. Danilo Dolci, educatore e sociologo, basò la sua azione formativa sull’esplorazione e la creazione; le sue domande tendevano a cercare le risposte insieme agli alunni e non a dare soluzioni preconfezionate. Dolci scrive «(…) i bambini hanno interessi vitali: questi vanno scoperti e sviluppati da loro in collaborazione con persone che abbiano il gusto e la capacità di scoprire, di realizzare, di proporre attorno a sé validi interessi.»

In questo contributo vogliamo chiedervi se quest’approccio può coniugarsi efficacemente con l’uso del digitale nella didattica.

Per ragionare insieme su questa possibilità vi invitiamo a scoprire il metodo adottato da Dianora Bardi, insegnante di italiano e latino e vice presidente del Centro Studi ImparaDigitale. La classe scomposta – così è definito il sistema usato con successo nelle classi del Liceo “F. Lussana” di Bergamo dove nel 2010 è partita la sperimentazione – si basa sulla destrutturazione della classe. Cerchiamo di sintetizzare in quattro punti questo approccio:

  1. abolizione della gerarchia e delle strutture precostituite per favorire il rapporto collaborativo;
  2. creazione di contesti d’apprendimento sociali e dinamici con l’uso del cloud, spazio virtuale dove sviluppare una conoscenza collettiva;
  3. trasformazione dell’aula da ambiente chiuso a spazio aperto dove l’insegnante è facilitatore del processo di apprendimento;
  4. introduzione dei mobile device per favorire i primi tre punti. Sulla necessità di una rivoluzione tecnologica nella scuola la professoressa Bardi è molto chiara: «la didattica oggi non deve più essere la stessa: deve adattarsi alla società, capire che si può e si deve fare scuola con le nuove tecnologie, perché i ragazzi con le nuove tecnologie ci convivono. E poterle usare a lezione per loro è uno stimolo enorme» . (da Postazioni digitali al posto dei banchi. Ecco la classe scomposta. Corriere.it/scuola)

Per approfondire è possibile scaricare dal seguente link gli ebook sul metodo Bardi-ImparaDigitale: http://www.imparadigitale.it/formazione-2/gli-ebook-sul-metodo-bardi-imparadigitale/

C’è chi insegna guidando gli altri come cavalli passo per passo.

Forse c’è chi si sente soddisfatto, così guidato.

C’è chi insegna lodando quanto trova di buono e divertendo.

C’è pure chi si sente soddisfatto, essendo incoraggiato.

C’è pure chi educa senza nascondere l’assurdo che è nel mondo,

aperto a ogni sviluppo,

cercando di essere franco all’altro come a sé, sognando gli altri come ora non sono.

Ciascuno cresce solo se sognato.  

(Danilo Dolci, in Poema umano)  

Contributo a cura di RCS Education

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