“Crescere tra le righe”, intervista a Beppe Severgnini

L’intervista a Beppe Severgnini all’ottavo convegno di “Crescere tra le righe”.

D: Beppe Severgnini, Twitter facilita la sintesi, la sintesi è molto amata e ben recepita dai giovani. Qual è il messaggio di Severgnini ai giovani oggi a “Crescere tra le righe”?
R: Beh, in 140 caratteri forse direi “Meno è meglio”, tre parole. Questo vale per i ragazzi quando studiano, per noi che scriviamo, per gli editori, per tutti quanti, credo anche per l’Italia che è soffocata di norme e autorizzazioni: meno è meglio. Però le cose quando poi se ne fanno poche bisogna farle veramente bene.

D: Un’ottava edizione di “Crescere tra le righe” sempre a livelli altissimi per ospiti e soprattutto per contenuti. Come vede lei questa edizione?

R: Mi colpisce l’assenza delle istituzioni, perché di fatto non ci sono quest’anno. Forse è meglio così perché la nostra industria – che è che è una bella parola, il mondo editoriale è in un passaggio fondamentale, quindi forse dobbiamo vedercela un po’ fra di noi; giornalisti qua ce ne sono molti, molti direttori… Io sono convinto che in Italia sia accaduta dal punto di vista degli editori una cosa importante, cioè che gli editori non si sono fatti rubare la leadership sulla rete – è successo in Gran Bretagna dove i leader sulla rete sono i grandi broadcaster anche pubblici (la BBC). Però adesso occorre fare un passo in avanti: bisogna investire, bisogna rischiare e bisogna soprattutto non tenere i ragazzi solo in sala ad ascoltarci o a fare domande, ma coinvolgerli. Bisogna trovare assolutamente il modo di coinvolgere perché un ragazzo di 25 anni ha delle idee che io a 55 anzi 56 non ho.

D: Osservatorio Permanente Giovani-Editori che fa a spallate nei confronti dei giovani per dare loro uno spiraglio in questo in questo mondo abbastanza complicato del lavoro. Come vede l’attività dell’Osservatorio?

R: L’Osservatorio lo conosco da molti anni. Al “Quotidiano in classe” ho partecipato alle primissime uscite con Andrea Ceccherini a Torino, a Firenze, ho condotto un’edizione di Bagnaia, quest’anno sono andato nelle scuole, ho fatto lo spunto settimanale video per i ragazzi, so dell’importanza di questo, però se noi pensiamo davvero che portare i giornali di carta sia sufficiente, prima bisogna andare a controllare se li leggono davvero; questo è fondamentale, è una cosa di onestà anche nostra; e poi non è sufficiente. Il Corriere della sera, il Quotidiano nazionale, il Sole 24Ore e tutti gli altri non sono un ammasso di atomi, sono quello che ci sta dentro e i ragazzi l’hanno capito. O li coinvolgiamo… e qualcuno ci prova e ogni tanto ci riesce pure.

D: Sogno, emozione, motivazione: secondo lei vale o deve valere anche per chi vuole fare il giornalista o entrare nel mondo dell’editoria oggi?

R: Io ho scritto un libro, si chiama “Italiani di domani”, ho girato l’Italia, ho visto più ragazzi nell’ultimo anno di quanti ne abbia visti un direttore di una colonia marina, cioè ne ho visti a migliaia e migliaia, e sono convinto che bisogna investire sul loro talento, che è la mia prima T – ne ho otto anch’io come le otto edizioni di Bagnaia – e spiegare loro che devono essere tenaci, spiegare l’importanza del tempismo che ogni tanto non hanno, cos’è la tolleranza, che è diversa dalla rassegnazione, farsi il loro totem di valori; insomma sono otto, sono tutte cose indispensabili. I ragazzi capiscono subito se c’è qualcuno che sta cercando di fregarli o c’è qualcuno che sta cercando di aiutarli, hanno il radar. Purtroppo capiscono molto bene che c’è gente che dice, dice, ma di fatto dei ragazzi non s’importa niente.

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